L’estate è agli sgoccioli: avete fatto il carico di Vitamina D?


La vitamina D è un ormone molto importante:

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Vitamina D

ha un ruolo fondamentale nel metabolismo del calcio e dell’osso ma possiede molte altre proprietà.
E’ l’unica vitamina che il nostro organismo riesce a produrre da sè, a livello della cute grazie alla azione delle radiazioni ultraviolette (raggi UVB). Quando prendiamo il sole e ci abbronziamo produciamo vitamina D, in una forma inattiva che necessita di una prima attivazione a livello del fegato e poi a livello renale.
La quantità di vitamina D prodotta a livello cutaneo varia in rapporto a tanti fattori, vediamo i più importanti:
– la stagione: in inverno, quando la quantità di raggi UVB che attraversa lo strato di ozono è bassa, la vitamina D circolante è minima. In estate, quando la quantità di raggi UVB è più alta, la vitamina D aumenta.
– la latitudine: se si vive nell’emisfero nord e lontani dall’equatore, il deficit di vitamina D è più comune e più marcato. Infatti, per latitudini superiori a 35-37 gradi, nei mesi invernali, l’angolo dei raggi UVB non consente di sintetizzare vitamina D, a latitudini più elevate anche la produzione estiva diventa scarsa.
– le dimensioni della superficie cutanea esposta: l’utilizzo di indumenti coprenti (come il burqa) in estate riduce la produzione di vitamina D. Anche l’utilizzo di creme solari provoca lo stesso effetto, basta una crema a fattore 15 per ridurre del 99% la sintesi di vitamina D.
– la durata dell’esposizione: prendere il sole per 20-30 minuti al giorno in estate possono garantire una discreta produzione di vitamina D
– il grado di pigmentazione cutanea: la pelle scura, più ricca di melanina, necessita di un’esposizione più lunga rispetto alla pelle chiara per ottenere la stessa quantità di vitamina D.
– l’età: la produzione cutanea di vitamina D si riduce con l’aumentare dell’età, e questo è uno dei motivi per i quali gli anziani sono più suscettibili al deficit di vitamina D.

 

 

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Pesce, Ricco di Vitamina D

Una piccola quantità di vitamina D (inattiva) deriva dalla alimentazione e necessita anche essa dell’attivazione epatica e renale.
In quali alimenti troviamo la vitamina D?
L’80-90% della vitamina D presente nel nostro organismo deriva dalla produzione cutanea in seguito alla esposizione ai raggi UVB.
Solo una piccola parte, circa il 10-20 %, è di origine alimentare.
I cibi contenenti quantità rilevanti di vitamina D non sono molti, tra questi ricordiamo il tuorlo d’uovo, l’olio di fegato di merluzzo, i funghi, i prodotti caseari e, soprattutto, il pesce. Tra i pesci più ricchi di vitamina D ricordiamo: aringa, salmone, tonno, alici, sgombro…
La cottura degli alimenti non modifica sostanzialmente il contenuto di vitamina D in essi presenti.
Non bisogna dimenticare che esistono in commercio diversi tipi di alimenti fortificati, ossia alimenti artificialmente arricchiti di vitamina D come cereali, succo d’arancia, latticini, latte in formula per neonati e “latte” vegetale (di soia per esempio). Il “latte” vegetale fortificato sembra essere una buona fonte di vitamina D per vegetariani e soprattutto per vegani. Non bisogna dimenticare però che l’utilizzo scriteriato degli alimenti fortificati può esporre ad assunzione eccessiva di vitamina D e quindi a fenomeni di intossicazione.

 

 

A cosa serve la vitamina D?

Il ruolo principale della vitamina D è quello di garantire livelli adeguati di calcio Bones_Ossanel sangue, per questo svolge un ruolo fondamentale sul metabolismo del calcio e del fosforo che si esplica a livello intestinale, renale, paratiroideo e osseo.
A livello intestinale la vitamina D determina un aumento dell’assorbimento di calcio e di fosforo. Senza vitamina D riusciamo ad assorbire 10-15% del calcio e il 60% del fosforo alimentari, con la vitamina D assorbiamo circa il 40-60% di calcio e l’80% di fosforo.
A livello renale la vitamina D riduce l’eliminazione di calcio e fosforo nelle urine.
Il calcio e il fosforo assorbiti a livello intestinale o risparmiati a livello renale servono a garantire la buona mineralizzazione dell’osso.
L’effetto sulla mineralizzazione dell’osso da parte della vitamina D si esplica anche attraverso il controllo sul paratormone. Il paratormone, prodotto dalle ghiandole paratiroidee, ha il compito di prelevare calcio dall’osso. Se la vitamina D è deficitaria, il paratormone aumenta e prende calcio dall’osso che si indebolisce e diventa più suscettibile alle fratture.
Oltre a quelle sul metabolismo del calcio e dell’osso, sono state riconosciute alla vitamina D molte altre funzioni.
La vitamina D sembra avere un ruolo importante sullo sviluppo della forza e della massa muscolare e nel regolare le prestazioni neuromuscolari.
A livello pancreatico potenzia la secrezione dell’insulina (ormone fondamentale per l’utilizzo degli zuccheri) e ne migliora la sensibilità rendendola cioè più facilmente utilizzabile dal nostro organismo.
La vitamina D sembra inoltre funzionare come modulatore del sistema immunitario (costituito da organi e cellule capaci di difenderci da virus e altri agenti patogeni) e della crescita cellulare (per cui sembra poter influenzare la crescita di diversi tipi di tumori).

Quali possono essere le conseguenze del deficit di vitamina D?

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Il deficit di vitamina D è un problema globale, diffuso in anziani, adulti, bambini e neonati (specie se allattati in inverno esclusivamente con latte materno, povero di vitamina D).
La causa più importante per il deficit di vitamina D è lo stile di vita moderno, che ci porta sempre di più a lavorare, vivere e persino giocare confinati al chiuso, al riparo dal sole.
Il deficit di vitamina può causare perdita della densità ossea contribuendo all’osteopenia e all’osteoporosi, condizioni in cui l’osso risulta più fragile e suscettibile alle fratture.
Il deficit severo può causare rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti. Entrambe le patologie sono caratterizzate da alterata mineralizzazione dell’osso.
Il deficit di vitamina D è inoltre associato a: debolezza muscolare e riduzione della massa muscolare (in parte responsabili delle cadute nella popolazione anziana), obesità e diabete mellito, ipertensione e altre patologie cardiovascolari, patologie infettive e autoimmuni, tumori, depressione e patologie neurodegenerative (come l’Alzheimer).

 

 

Quali sono i fattori di rischio per il deficit di vitamina D?

Ci sono delle condizioni fisiologiche o patologiche che risultano associate a deficit Sole Smiledi vitamina D, la loro presenza suggerisce pertanto di dosare il livello di vitamina D nel sangue per confermarne il deficit e provvedere ad un’integrazione con supplementi. Tra queste condizioni ricordiamo: – gravidanza e allattamento: sono periodi della vita della donna nei quali le richieste di vitamina D aumentano per far fronte alla maturazione dello scheletro del feto e poi del neonato. Alle latitudini italiane il deficit è più comune da ottobre a marzo. – patologie croniche del rene e del fegato, organi fondamentali per l’attivazione della vitamina D inattiva prodotta a livello cutaneo o ingerita con gli alimenti. – patologie intestinali che compromettono la capacità di assorbire vari nutrienti come il morbo di Cronh o la celiachia ma anche le resezioni chirurgiche per tumori o terapia dell’obesità (chirurgia bariatrica). – iperparatiroidismo, ossia aumento del paratormone, importante regolatore del metabolismo osseo o fosfo-calcico – utilizzo di alcuni farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D: antiepilettici, cortisonici, colestiramina…) – obesità: il tessuto adiposo è un tessuto in cui la vitamina D si accumula, esso funziona in genere da tessuto di riserva da cui la vitamina D viene lentamente rilasciata in circolo. In caso di obesità, in cui c’è un eccesso di tessuto adiposo, la vitamina D può restare intrappolata all’interno del tessuto e non essere disponibile per le sue normali funzioni.