Tutto sulla Tiroide
Lo iodio è un oligoelemento scarsamente rappresentato in natura.
Esso viene introdotto nel nostro organismo principalmente attraverso l’acqua e gli alimenti, mentre la sua inalazione (per es. in prossimità del mare) rappresenta una quota minima del fabbisogno iodico giornaliero. Tra gli alimenti più ricchi di iodio vi sono i prodotti di origine marina (pesci, frutti di mare e alghe), il tuorlo dell’uovo, il latte e lo yogurt, la carne. Altre fonti di iodio sono i mezzi di contrasto radiologici (per TAC, angiografie…), farmaci (amiodarone), multivitaminici, disinfettanti cutanei (betadine, tintura di iodio…), alcuni saponi e dentifrici, creme anticellulite, tinture per capelli, coloranti rossi per alimenti (eritrosina). Lo iodio assorbito viene trasportato nei tessuti che hanno la possibilità di captarlo come tiroide, ghiandola mammaria, ghiandole salivari, cervice uterina. La principale sede di utilizzo è comunque la tiroide che impiega lo iodio per la sintesi degli ormoni tiroidei T3 e T4.
Un dolce momento
Un adeguato apporto di iodio è essenziale per la normale funzione tiroidea e per la fisiologica crescita e sviluppo dei diversi organi e apparati che risentono dell’azione degli ormoni tiroidei. La principale via di escrezione dello iodio è quella renale, tanto che attraverso la ioduria (concentrazione di iodio nelle urine) è possibile valutare l’apporto iodico. Il fabbisogno iodico varia nell’arco della vita in funzione delle diverse condizioni fisiologiche risultando massimo nella donna in gravidanza e in allattamento. In gravidanza la tiroide va incontro ad un adattamento funzionale che porta ad un aumento del metabolismo dello iodio e quindi ad una sua maggiore richiesta. L’Italia, come gran parte dell’Europa, è stata classificata paese a carenza iodica lieve.
Tale carenza può essere compensata con l’uso del sale da cucina fortificato con iodio. L’insufficiente apporto iodico alimentare può causare vari quadri clinici in relazione al momento della vita in cui si instaura, alla gravità e alla durata del deficit. Possono così prodursi: aborti e anomalie congenite, aumento della mortalità perinatale, gozzo, ipotiroidismo, cretinismo (neurologico e mixedematoso), ritardato sviluppo psicomotorio e mentale, ritardo dell’accrescimento e aumentata suscettibilità alle radiazioni. La manifestazione clinica più evidente e frequente del deficit di iodio è il gozzo, cioè l’aumento di volume della tiroide non riferibile a processi infiammatori o neoplastici. Oltre al gozzo, il deficit di iodio può causare ipotiroidismo, condizione che può essere indotta però anche da un eccesso di iodio se sono presenti sottostanti tireopatie autoimmuni e disfunzioni dell’ormogenesi tiroidea. Per la diagnosi delle patologie da deficit di iodio è fondamentale la raccolta dei dati anamnestici, con particolare attenzione a: età, familiarità, zona di provenienza e residenza, abitudini alimentari.
L’esame obiettivo della regione anteriore del collo, in cui è situata la tiroide, consente di completare la valutazione clinica. Informazioni indispensabili si ottengono inoltre dall’ecografia tiroidea e dagli esami di laboratorio (TSH, FT3, FT4 e talvolta ioduria). In alcune situazioni e per periodi limitati di tempo può essere indicata una dieta a basso contenuto di iodio, per esempio prima di eseguire una scintigrafia totale corporea o un trattamento con radioiodio.
